Esperienze psichedeliche e coscienza: l’AI è in grado di descrivere quello che l’uomo non sa spiegare

Ogni volta che ci siamo chiesti se e quando l’intelligenza artificiale sarebbe stata in grado di pensare autonomamente e di ragionare come un essere umano, probabilmente, ci siamo posti la domanda nel modo sbagliato. Sappiamo già che secondo il test...



Esperienze psichedeliche e coscienza: l’AI è in grado di descrivere quello che l’uomo non sa spiegare

Ogni volta che ci siamo chiesti se e quando l’intelligenza artificiale sarebbe stata in grado di pensare autonomamente e di ragionare come un essere umano, probabilmente, ci siamo posti la domanda nel modo sbagliato. Sappiamo già che secondo il test di Turing, chi legge un articolo di giornale o un testo qualsiasi scritto dall’intelligenza artificiale Gpt-3, l’ultimo modello di linguaggio elaborato da OpenAi, non è in grado di capire se sia frutto della creazione dell’uomo o della macchina.

E adesso sappiamo che l’intelligenza artificiale è in grado di descrivere con esattezza le esperienze umane più profonde, le stesse che gli uomini faticano a catalogare con l’utilizzo della parola. Stiamo parlando delle esperienze che viviamo quando meditiamo, quando sogniamo, quando assumiamo delle sostanze stupefacenti. Abbiamo provato a condurre un esperimento con l’AI di Gpt-2, la versione precedente e meno potente di Gpt-3: le abbiamo chiesto di studiare le registrazioni delle esperienze vissute da 20.000 persone in un momento di coscienza alterato. Il risultato è stato sorprendente perché l’intelligenza artificiale è riuscita a dare la capacità “all’uomo delle caverne di spiegare cosa ha visto nel centro di Manhattan”, per parafrasare un’espressione di Bill Richards.

All’AI non serve una coscienza

La descrizione degli stati di coscienza alterati è da sempre molto difficile per l’essere umano, che ricorre a metafore, analogie, spesso non trova le parole giuste. Ma l’intelligenza artificiale è stata in grado di studiare e replicare le descrizioni di queste esperienze, come se fosse essa stessa in uno stato di coscienza alterato: come se stesse sognando, meditando, o se avesse assunto sostanze stupefacenti. E improvvisamente pensieri distribuiti in ordine sparso, frammenti di frasi e parole registrate in ordine casuale hanno preso una forma ben definita. Per esempio, l’algoritmo ha spiegato che una delle esperienze vissute è stata quella di “vedere galassie, buchi neri… stelle che esplodevano… potevo parlare il linguaggio naturale del cosmo. Non ero in grado di capire pienamente che questo stato in cui mi trovavo era un’allucinazione”.

Esperienze psichedeliche e coscienza: l’AI è in grado di descrivere quello che l’uomo non sa spiegare

L’intelligenza artificiale è oggi in grado di comprendere e spiegare esperienze per noi ancora incomunicabili

Uno scenario completamente inaspettato che ribalta anche i rapporti tra la macchina e l’uomo: dall’avvento delle intelligenze artificiali ci siamo sempre chiesti se prima o poi la macchina avrà una coscienza di sé – perché solo così, forse, riusciamo a considerarla davvero al pari dell’umano. Un po’ come nei film: come Samantha, il sistema operativo provvisto di intelligenza artificiale con la voce di Scarlett Johansson di cui si innamora Theodore Twombly (interpretato da Joaquin Phoenix) in Her. Tuttavia… se l’algoritmo è in grado di aiutarci a spiegare cose che noi neppure riusciamo a mettere a fuoco, è davvero importante che sia cosciente? È davvero importante che sia in grado di ragionare come noi? O è sufficiente che sappia interpretare e replicare come noi ragioniamo?

L’intelligenza (al singolare) non esiste

Probabilmente abbiamo bisogno di fare un passo indietro e capire il significato profondo che si cela nei

risultati di questi esperimenti sulla capacità di comprensione dell’intelligenza artificiale. Dobbiamo sforzarci di ragionare su quella che è la nostra concezione stessa di intelligenza, che è antropocentrica, ovvero basata su un modello umano. Ma coinvolgendo le macchine e creando un altro tipo di intelligenza, stiamo di fatto allargando lo spettro del possibile: forse dobbiamo cambiare punto di vista e iniziare a parlare di intelligenze al plurale.

Esperienze psichedeliche e coscienza: l’AI è in grado di descrivere quello che l’uomo non sa spiegare

Siamo quindi convinti che se oggi l’AI non può essere paragonata a quella umana, poco importa: l’AI ci dà la possibilità di costruire grandi basi di conoscenza, di descrivere esperienze per noi quasi incomprensibili, di perfezionare la nostra stessa intelligenza, compiendo quel passetto in più che da soli non saremmo in grado di fare. L’intelligenza artificiale potenzia le nostre capacità. Sta a noi guidarla nella giusta direzione perché diventi uno strumento al servizio dell’umanità.

Informazioni su Indigo.ai

Siamo una piattaforma di Conversational AI per progettare e costruire assistenti virtuali, tecnologie di linguaggio ed esperienze conversazionali. Nati a Settembre 2016 tra i banchi del Politecnico di Milano da un’idea di cinque giovani (Gianluca Maruzzella, Enrico Bertino, Marco Falcone, Andrea Tangredi e Denis Peroni – ad oggi quasi tutti under30), abbiamo realizzato assistenti virtuali per alcune delle aziende più innovative al mondo, tra cui banche, assicurazioni, case farmaceutiche, etc. Abbiamo costruito un framework proprietario di Natural Language Processing che, sfruttando l’intelligenza artificiale, è in grado di comprendere le informazioni nel testo o nella voce in maniera completamente automatica: grazie a questo framework e a una piattaforma completamente no-code che ne rende semplice l’utilizzo, aiutiamo le aziende ad automatizzare conversazioni, efficientare processi, alleggerire il customer care e ingaggiare i clienti in maniera super personalizzata. Il nostro team è formato da 21 persone e operiamo sia in Italia che all’estero. Tra il 2017 e il 2020 siamo stati scelti due volte come rappresentanti della delegazione delle start-up italiane al CES di Las Vegas e abbiamo vinto tre riconoscimenti del premio Gaetano Marzotto – tra i più importanti nel panorama dell’innovazione.

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